CONVEGNO INTERREGIONALE  AVULSS     Cefalù

20-21 ottobre 2018

 

titolo

LA RELAZIONE

DALLA TEORIA  ALLA  PRATICA

 

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                                                 Convegno - Rimini

 

                                                                    21-22 ottobre 2017

 

                                         "Comunicare per costruire relazioni"

 

        Relazione del convegno a cura di Alberto e Agata clicca qui:

 

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Convegno  Nazionale  AVULSS   2016

 

Si è svolto a Sacrofano (Roma) presso

Fraterna Domus 

dal 30 settembre al 2 ottobre 2016.

 

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Convegno Interregionale 13/14/15 novembre 2015  Giardini Naxos (sintesi)

Dopo i saluti delle autorità, e un breve intervento del presidente dell' OARI dott. Franco Belluigi, il   dott. Paolo Spinaci, presidente della Federazione Avulss, ha ricordato ai 350 volontari presenti che la scelta dell'argomento del Convegno è, quantomai, attuale “ viviamo in un periodo di grandi cambiamenti e incertezze. Assistiamo, ogni giorno, all' esodo di interi popoli che non sono fermati né dalla paura di morire né dai muri o dai fili spinati. Viviamo in un'Europa attraversata da una profonda crisi, in cui il pensiero unico dell'utile economico ci spinge sempre più verso le innovazioni e verso nuovi acquisti, senza pensare a risolvere i problemi dell'esistenza. La crisi colpisce anche l' Italia e ciò non può non pesare sul contesto sanitario in cui noi operiamo. La soluzione sta nelle relazioni, volontariato, dono, territorio, tempo questi sono i fattori che possono creare legami, utilizziamo pensieri e pratiche gioiose contrari alle ideologie consumistiche. Il Volontariato è connesso al territorio, può cambiare la realtà, può rimodularla. La solidarietà può essere la molla che fa scattare le priorità nella sanità e nella promozione della dignità umana. Quello che facciamo è una nostra libera scelta, non solo il desiderio di fare ma di “essere”, ci impegna in prima persona verso il prossimo nelle strutture ospedaliere, sempre nel rispetto del valore della gratuità”. Il tema del Convegno Interregionale “Il volontariato un dono per il territorio” è stato sviluppato nelle tre relazioni previste e nei lavori dei gruppi di approfondimento.

Il primo relatore Don Ciro Versaci, professore ordinario di Sacre scritture presso la Facoltà Teologica di Palermo, ha affrontato il tema dal punto di vista teologico con la sua relazione dal titolo “Il Volontariato è un dono? Per il bene di chi?

Il relatore ha iniziato il suo intervento con un'affermazione “Dio è colui che si dona”, con la creazione Dio dà segni concreti all'uomo, gli dona il cibo e lo libera dalla schiavitù, gli dà certezza della sua presenza donandogli il Figlio. E, a sua volta, Gesù che si dà interamente sulla croce,   accetta di entrare nel nostro tempo compiendo uno slancio umano senza misura per arrivare alla sorte estrema: la morte. Dio sente con passione, sente la sofferenza dell'uomo come sua, si fa vicino con il “dono” della misericordia.

Mosè, mentre pascola il gregge del suocero, vicino al roveto ode la voce di Dio che dice “ho udito il lamento del mio popolo, ho sentito il dolore e la sofferenza, sono sceso a liberarvi”. Così noi diventiamo le braccia e la bocca di Dio che si sente presente nel darsi-divino.

Il volontario come si dona? A vantaggio di chi?

Come Gesù si trasforma in colui che soccorre, non perché non sia vulnerabile ma perché ritiene che soccorrendo l'altro compia la propria umanità ed entra nel disegno di Dio nel creare l'uomo.

Il darsi di Dio nella logica di Gesù attua la strategia di Dio. Nella parabola del buon samaritano, secondo il Vangelo di Luca 10,25-37, il sacerdote e il levitico credono che l'uomo che giace per terra sia già morto, non si avvicinano a prestargli soccorso per rispetto delle regole (un cadavere è impuro e non deve essere toccato), passano oltre, e mostrano così un indurimento del cuore. Il samaritano vede la sofferenza e con passione presta aiuto, così si purifica e porta il suo cuore verso la guarigione.

Il Volontario avverte lui per primo di essere povero ma con l'amore cristiano egli si fa casa per gli altri. Alla domanda chi è il prossimo per i tre viaggiatori, il prossimo non è colui che occupa una certa posizione nei nostri confronti, ma prossimo lo si diventa se io mi faccio vicino all'altro.

Sono io che mi faccio suo prossimo, quindi il prossimo di ogni persona è il Volontario che vive dentro questo messaggio evangelico. Non è altruismo ma reciproca relazione. Questo cambia la prospettiva, il Volontario è una dimensione del vivere e non del fare. E' l'offerta di rapporti umani, di nuovi stili di vita conformi a Dio, un discepolo che percepisce che una vita buona richiede la reciprocità.

La nostra vita è legata a quella degli altri, e dobbiamo impegnarci ad innestare un rapporto, ad offrire un rapporto che crei comunicazione di vita in questa società dei consumi e della globalizzazione, in un rapporto di gratuità e reciprocità. Nel futuro sarà ancora più necessario, minore bisogno di cibo, ma maggiore necessità di amore!

Il Volontario è la risposta di Dio verso i giovani che vengono dopo di noi. Il Volontario è una risposta di permanenza silenziosa, è una dimensione del vivere, perché la cosa più importante nella vita sono le relazioni e lo stile di vita.

Un secondo elemento da considerare è la fraternità, farsi carico dell'altro, il contrario del fratricidio che indica “per me tu non esisti”. In un brano della Bibbia secondo il Vangelo di Luca 10,38-92, Cristo durante il suo cammino entra nella casa delle sorelle Marta e Maria.

Maria lo accoglie e lo ascolta riconoscendolo come Maestro. Sua sorella Marta è occupata, si dà da fare, svolge tutti i servizi utili per offrire una buona accoglienza, ma si lamenta poi con Cristo che la sorella non la aiuti.

Nell'umanizzazione dei rapporti, per essere cristiani interiorizzati, il primato assoluto è l'ascolto di Dio; il resto è “pula che il tempo disperde”.

Il Volontario è uno che va contro corrente, non cerca il plauso, è la sconferma dei valori contemporanei, è l'applicazione della logica di Dio in questo mondo. Il relatore conclude la sua disamina dell'argomento con un ultima affermazione “l 'Amore è dare tutto, anzi, Amare è dare se stessi”.

La seconda relazione “Il volontariato fra ponte e guado:come questo dono si realizza e si manifesta”è stata tenuta da Gioacchino Lavanco, professore di Psicologia di Comunità presso l'Università degli studi di Palermo e consulente per lo sviluppo di comunità di Enti Pubblici e Privati. Il professore manifesta, sin dalle prime parole, la volontà di capovolgere il punto di vista dell'intervento di Don Ciro Versaci e fa precedere il proprio ragionamento da una storia personale (che non riportiamo).

Essere volontari è cambiare punto di vista. Non è fare ciò che si sa fare o essere convinto di saper fare, ma la richiesta è cambiare il proprio punto di vista. Se non cambi tu non puoi cambiare il mondo. Cambiare se stessi è come cancellare il pezzo di Marta che è in noi, così come la competizione che esiste tra i volontari e tra le stesse associazioni, così come l'idea di mischiare il volontariato con il lavoro.

La gestione di una associazione di volontariato non può essere competizione ma deve avere la capacità di stare, se serve, un passo indietro: fare senza ricevere un grazie.

Il “dono” è senza grazie: lo dai quando nessuno lo riconosce. Il volontariato non è solo dare al terzo ma è dare con competenza e per acquisirla è necessario impegnarsi con una maggiore formazione.

Il volontariato ha anche un limite. Non è solo fare del bene, ma è un modo più ricco e razionalmente guidato di dare una relazione di aiuto, relazione che costruisce consapevolezza morale e operativa (cioè che sa fare).

Il codice etico che spinge il volontario non è solo donare abbracci, sorrisi, cuore ma è anche un “saper fare”. Una preoccupazione è che le riforme sul volontariato cancellino la competenza. Il ponte è la struttura che unisce due parti che sono, per la loro natura, inamovibili: il guado è costituito dall' acqua sporca e fangosa. Il volontario non costruisce ponti ma si immerge nel guado e quindi si sporca, si mischia con i barboni, con gli zingari con i portatori di disagio.

Il volontario deve saper ascoltare perché lavora con gli ultimi, deve imparare a sostenere, deve saper costruire una relazione senza parole e imparare a con-vivere con gli altri, perché stare insieme è difficile.

Il professore inserisce, a questo punto una seconda storia personale (che non riportiamo). Poi prosegue il suo discorso.

La differenza tra accoglienza ed eliminazione è l'accettazione. Dobbiamo rendere visibile se siamo in grado di accettare. Il volontariato è un patto morale, etico e questo spaventa la società. E' un patto, qualcuno ci ha fatto “il dono”, è Natale. I volontari sono custodi dei fratelli con umiltà e competenza, che si esprime soprattutto con il silenzio.

Sono seguiti gli interventi di alcuni volontari. Una volontaria dell' Avulss di Palermo, portatrice essa stessa di disabilità e quindi di disagio, rivolgendosi ai volontari dice che “è necessaria una maggiore sensibilità, non per conoscere i malati, ma se vogliamo cambiare il nostro territorio occorre interagire con le strutture perché esse hanno già un preciso piano di intervento”. Suggerisce, quindi, che” se si vuole incidere nel territorio, il volontariato deve acquisire una maggiore consapevolezza del suo ruolo e fare, perciò, un maggiore investimento nella formazione”.

Risponde a tutti il prof. Lavanco, “ il volontariato non fa miracoli, è costruttore di legami e chiama gli altri alle loro responsabilità. Il disagio è un problema di tutti, compreso il volontario. Il volontario è uno che ti aiuta a cercare risposte non si sostituisce. Il miglior volontario è chi interviene facendo in modo che non ci sia più bisogno di lui”.

Nel pomeriggio i partecipanti sono stati divisi in gruppi di approfondimento per discutere e trovare le risposte alle domande: se il volontariato è un dono, in cosa consiste questo dono? Chi sono i beneficiari nel territorio di tale dono? Le singole persone in difficoltà., la comunità, la cultura dominante. Come si caratterizza e acquista significato il dono rispetto alle tre categorie dei beneficiari.

La domenica mattina dopo la celebrazione della S. Messa sono stati ripresi i lavori del Convegno. I coordinatori o i portavoce dei sei gruppi di lavoro hanno esposto le osservazioni e le conclusioni a cui ogni gruppo era arrivato nel pomeriggio precedente.

Tali conclusioni, davvero molto interessanti, non possono qui essere riportate sia perché mancano gli appunti di tutti i gruppi sia perché questo documento diventerebbe ancora più lungo e complesso da leggere.

L'ultimo intervento su “Il cambiamento in atto nel territorio, nel welfare, nella legislazione, nella cultura” è stato fatto a due voci dai professori Giorgio Marcello e Sabina Licursi del Dipartimento politiche Sociali dell'Università della Calabria.

La parola Welfare significa vivere-bene, vivere una vita degna di essere vissuta, in cui i diritti sono riconosciuti, perché si è superato lo scarto tra il riconoscimento del diritto e la sua concreta realizzazione.

Il professore Marcello cita l'art. 2 e l'art. 3 della Costituzione Italiana. Dal primo articolo si evince che la politica di solidarietà è istituzionalizzata, quindi ad esempio se non paghiamo le tasse ci sottraiamo come cittadini a quel patto della solidarietà che abbiamo accettato. Dal secondo articolo si ricava che se vogliamo ottenere una uguaglianza sostanziale bisogna rimuovere gli ostacoli che la impediscono.

Traccia, poi brevemente, la situazione dello Stato italiano dagli anni quaranta ad oggi. Dagli anni '4O agli anni '7O c'è stata una espansione delle politiche sociali, dopo di che è iniziata la crisi, la crisi comporta una ricalibratura dei sistemi sociali. L'Italia come modello sociale occupa il 4° posto, insieme alla Grecia, alla Spagna e al Portogallo, non è un modello evoluto come ad esempio la Scandinavia. Oggi, il diritto alla salute deve essere considerato come diritto di cittadinanza.

La spesa sociale dell'Italia è uguale a quella degli altri paesi europei, il 6O% di essa è utilizzata per la prevenzione (mentre gli altri paesi ne destinano solo il 2O%) e il 4O% è utilizzato per la sanità. Manca la spesa da destinare a coloro che vivono in povertà estrema.

Nel nostro sistema sanitario sono pochi i servizi e sarebbe necessario dare più sussidi. Inoltre, poiché il nostro sistema è molto disomogeneo tra una regione e l'altra, si crea un divario sia civile che economico tra i cittadini della stessa nazione.

Negli anni '7O finisce il ciclo di espansione. Nel 1978 viene varata la legge 833 (riforma sanitaria) che legalizza la presenza del volontariato. La caratteristica di questo volontariato è l'assenza di remunerazione cioè la gratuità ma ne permane la responsabilità che invece si fonda sul lavoro.

Il “dono” del volontariato deve essere riconosciuto perché esso è un fattore che permette la realizzazione della giustizia sociale rimuovendo le cause che creano l'ingiustizia.

A questo punto, la relazione viene continuata dalla professoressa Licusi. La professoressa esamina le relazioni che legano il welfare e il volontariato. Il volontariato con il suo “dono” diventa il collante della società, si pone come unico promotore di rapporti sociali, produce società dove è possibile vivere. Occorre mostra fiducia nel raggiungimento di questo obiettivo, senza cercare di individuarne le ragioni, e questo che rende possibili i “contratti”.

Come tra padri e figli che nel tempo cambiano posizione, tra chi dona “qualcosa” subito e che, in un momento successivo, riceverà “altre cose”; in una società che ha come logica utilitaristica lo scambio. Una società dove i bisogni non sono standardizzati ma individuali. Deve avvenire, quindi, un radicamento della scelta e nell'intenzionalità di stare nell'esperienza del volontariato.

La professoressa, poi, analizzate diverse ricerche sul mondo del volontariato ce ne comunica le conclusioni.

C'è in atto un cambiamento nelle associazioni di volontariato, esse risultano distribuite in maniera diversa sul territorio nazionale, il numero dei loro volontari non è proporzionato alla popolazione che vive nel territorio dove esplicano la loro attività. In funzione delle dimensioni dei territori emergono nuovi bisogni che richiedono l' attivazione di nuovi servizi. Mutano i criteri. Ai termini conosciuti come gratuità, solidarietà, utilità sociale, c'è anche la richiesta delle associazioni (1O%) di un servizio di mutuo aiuto.

Nelle associazioni di volontariato sono sempre più presenti volontari retribuiti (3 su 1OO) e operatori dell'organizzazione con rimborso forfettario (3O%). Muta il concetto di gratuità, si prevedono i rimborsi o i servizi, ma permane la non retribuzione degli utili, se l'attività dell'associazione li produce. Le associazioni di volontariato sviluppano connessioni con altri soggetti del 3° settore anche differenti, alla ricerca di temi e azioni comuni. Accanto alle tante piccole associazioni, soprattutto nel sanitario ci sono grandi associazioni, nell'assistenza sociale sono più presenti le Federazioni (13%), mentre contestualizzati nel territorio sono sempre più presenti le Reti di associazioni.

Gli ambiti in cui operano sono eterogenei e, questo sicuramente rappresenta una ricchezza. Il 7O% delle associazioni si rivolgono a tutti coloro che hanno bisogni, il 2O% cercano di risolvere i bisogni marginali di quelle persone che sono a rischio di esclusione, ad esempio gli immigrati. Per la restante percentuale, le associazioni sono autocentrate cioè prestano attenzione a chi fa parte dell'associazione. Le associazioni di volontariato presentano stili differenti, cercano di instaurare rapporti con i politici, e sempre più spesso, nella fase di progettazione presentano progetti che rispondono a chiamate ad hoc (bandi e opportunità) e non alla loro peculiare mission.    

Sono seguiti numerosi interventi, le conclusioni sul convegno sono state fatte da Liliana Burburan, responsabile Culturale della Federazione Avulss.

                                                                                            

 

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Il 19 maggio  2013 Al Grande Hotel "Yachting Palace" 

di Marina di Riposto - Giarre 

si è tenuto il 1° CONVEGNO  ZONALE  della delegazione Sicilia 03 

"Dall'Assistenza alla Promozione" 

Promotori e Donatori di Speranza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TRENT'ANNI  AVULSS  1982 - 2012

 

 

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Il 20 settembre del 2012, la Presidente Maria Ronsisvalle Maglia e i Volontari hanno festeggiato, presso l'area fieristica “Le Ciminiere” di Catania, i trent'anni dalla nascita, per ricordare, ma soprattutto per riconfermare il proprio impegno.

 

Erano presenti le Autorità cittadine, gli esponenti delle Associazioni di Volontariato, i Soci Avulss e le Presidenti che si sono succedute nel tempo, rispettivamente in ordine cronologico, Gioia Consoli Andreozzi, Eugenia Spoto Puleo Di Bella, Mariella Montemagno Palumbo, Maria Guccione Riccioli e Maria Ronsisvalle Maglia .

 

Fra le autorità: l'On. Prof. Giuseppe Palumbo, l'Avv. Ruggero Razza Vice Presidente della Provincia Regionale di Catania, il Dott. Giuseppe Pagano Assessore alle Politiche Sociali, il Dott. Angelo Pellicanò Direttore Generale Azienda Ospedaliera Garibaldi. Per la Federazione Nazionale Avulss: il Presidente Dott. Paolo Spinaci, il Past - Presidente Dott. Franco Belluigi, la Vice Presidente Signora Ariella Conigliaro Aprile, la Consigliera Nazionale Prof.ssa Marilena Sanfilippo, il Delegato Regionale Dott. Mario Panebianco e la Responsabile Culturale Regionale Signora Luigia Varia.

 

In una sala gremita di Volontari, Primari, Medici, Psicologi, Presidenti ed esponenti Avulss della Delegazione Sicilia 3, la prima Presidente Gioia Consoli Andreozzi ha ricordato il lungo cammino di impegno, dalla nascita nel 1982 ad oggi, difficoltà e successi, le sue parole accompagnate dalla proiezione di foto e documenti.

 

Fra un ricordo e l'altro, le testimonianze e gli interventi coordinati dalla giornalista Giorgia Mosca. Le poesie in dialetto recitate dall’ospite d'onore l'attrice Guja Jelo e infine, le note musicali dei Violinisti in Jeans, Angelo Di Guardo e Antonio Magrì.

 

Ai Volontari della prima ora, Angela Arnulfo Pennisi, Gioia Consoli Andreozzi, Nuccia Ferraro, Nuccia Giarda Ferlito, Antonella Lederer Giusso del Galdo, Salvatore Landolina, Milena Moretti, sono stati consegnati gli Attestati per Trent’Anni di Servizio.

 

La serata si è conclusa con un ricco buffet offerto dalla Provincia e preparato ottimamente dagli alunni della Scuola Alberghiera di Monte Po Catania, guidati dal Sig. Vaccaro, dal Prof. Papotto, dal Prof. Messina e dai Proff. di Sala Capraro e Leonardo.

 

 

 

Sintesi del CONVEGNO INTERREGIONALE 2009

 

Dal a 15 novembre del 2009 è stato organizzato, presso " l'Hotel Nettuno " di Catania un convegno Interregionale sul tema " Trent'anni di impegno dell'AVULSS. - Il volontariato ha un futuro?". Al convegno erano presenti ca. 250 partecipanti provenienti dalla Sicilia e da altre regioni.

I lavori sono stati aperti con i saluti del Presidente della Provincia Regionale di Catania On. Giuseppe Castiglione e della Presidente dell'Associazione Avulss di Catania Maria Ronsisvalle Maglia. Tra gli esponenti della Federazione AVULSS, oltre al Presidente nazionale Franco Belluigi, erano presenti la Vice-Presidente Eugenia Spoto Puleo, la Responsabile Culturale Giulia Menghetti, il Segretario Generale Antonio Todeschini, e l'Amministratore Sergio Morando. Presente anche l'onorevole Palumbo, Presidente della Commissione affari sociali della Camera.

L'onorevole Castiglione ha voluto evidenziare il consolidamento del rapporto di collaborazione tra le Istituzioni e la ormai lunga presenza del volontariato socio-sanitario Avulss nel territorio, preziosa testimonianza di impegno civile, che dà al mondo della sanità quel tratto umano e di gratuito servizio che sfida i criteri meramente economicistici che prevalgono invece in ogni ambito della società civile.

Il Presidente della Federazione Franco Belluigi ha ribadito che Don Giacomo Luzietti resta il punto fermo per Avulss e, successivamente il Segretario Generale Antonio Todeschini lo ha ricordato proiettando le sue immagini e facendo riascoltare la sua voce.

Il Presidente della Federazione Franco Belluigi, ha evidenziato come a causa della crisi economica il volontariato puro va incontro a dei rischi, perché sottraendo risorse finanziare alla sanità si cerca di sopperire utilizzando il volontariato come forza lavoro, con il rischio di istituzionalizzare e professionalizzare il volontariato. Una generalizzata caduta dei valori e il differimento dell'età pensionabile rende difficile la possibilità di impegnarsi nel volontariato. Rimedi si potrebbero ottenere incidendo sulla legge 266/91, affinchè la gratuità non sia considerata un optional, e incidendo con nuovi provvedimenti sulla legislazione del lavoro in modo da valorizzare il tempo impiegato nel volontariato.

Il dott. Giuseppe Meli, Dirigente medico U.O. Anziani e A.D.I. Az. USL 3 e Presidente della Consulta Diocesana di Pastorale Sanitaria di Catania, nella sua approfondita relazione sulla realtà del volontariato dalle sue origini ad oggi, ha sottolineato come la matrice laica del volontariato Avulss che si fonda sulla promozione globale dell'uomo senza alcun tipo di discriminazione, non può prescindere dalla ispirazione cristiana delle sue origini.

La Responsabile Culturale Giulia Menghetti, si è soffermata sugli obiettivi raggiunti dal volontariato socio-assistenziale in generale e in particolare su quelli dell' Avulss, indicando come sia necessario fare memoria delle esperienze acqiusite, per poi rivederle e rimodellarle in una visione prospettica del futuro. Dal punto di vista di valori, si può dare un progetto di senso alla propria vita, lottando contro il materialismo e l'individualismo, assumendosi la responsabilità di un processo di educazione al volontariato.

Vivace e numerosa è stata la partecipazione ai gruppi di approfondimento, un rappresentante di ogni gruppo ha poi relazionato in assemblea la domenica mattina.

Dopo il confronto tra i Volontari e i rappresentanti della Federazione, il giornalista Piero Isgrò ha proceduto alla premiazione del conconrso letterario indetto per le scuole superiosi si Catania e Provincia, su tema del Convegno.

L'ultimo atto è stato la celebrazione eucaristica officiata dall' Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina.